Viaggio d’istruzione a Matera

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          Matera la città dei Sassi

Sassi  – Villaggi trincerati

Qualche settimana fa,  noi delle classi terze del plesso G. Marconi e la terza del plesso Galdo  abbiamo fatto un  viaggio d’istruzione a Matera.
Abbiamo visitato i sassi e i villaggi trincerati. Ho notato che i sassi di Matera non sono altro che case molto antiche. Sono fatte con una sabbia che si può sbriciolare facilmente. La nostra guida, il signor Angelo ci ha detto che prima c’era il mare, infatti sono state trovate tracce come conchiglie e sabbia che è rimasta sulle pareti esterne delle case.
Siamo andati a piazza del sedile dove abbiamo visto un bellissimo palazzo. Poi abbiamo visto un arco con sopra due statue: la Madonna della Bruna padrona di Matera e San Eustachio. Siamo saliti alla Cattedrale da dove si vedeva tutto il paesaggio dei sassi. Il sig. Angelo ci ha detto che il simbolo di Matera è l’aquila.
Ci ha portato tra i sassi e siamo arrivati alla murgia e alla gravina. Abbiamo visto un torrente e la chiesa di San Pietro caveoso. Lì era come un canion. Salendo abbiamo visitato una grotta che era stata abitata nel 1800. La guida ci ha raccontato che i proprietari avevano sette figli, con l’altoparlante ci ha detto i nomi degli oggetti contenuti nella casa. Ci ha fatto vedere un oggetto che si usava per attaccare i piatti rotti e per accendere il fuoco. Poi ci ha detto che tre dei figli, della famiglia che abitava in quella grotta, sono ancora vivi. Non molto distante dalla grotta c’è una chiesa rupestre.
Siamo andati a visitare un cimitero neolitico. La maggior parte dei defunti erano bambini.
Successivamente abbiamo comprato dei ricordini e siamo andati al pulman. Abbiamo raggiunto il posto dove consumare il pranzo e verso le 14:00 è arrivata la signorina Michela che ci ha guidati per i villaggi trincerati. Questo strano nome deriva dalla parola “trincee” . Questo villaggio è stato scoperto dall’archeologo DOMENICO RIDOLA. Lui era molto curioso. Seguiva il padre che andava a caccia e lui curiosava ed ha scoperto varie cose. Voleva fare il medico ma, il suo amico farmacista un giorno gli portò uno strano oggetto e gli chiese cos’era. Grazie ai suoi studi e alla sua curiosità,capì che era la punta di una freccia usata dagli uomini del neolitico. Allora si appassionò all’archeologia. Diventò archeologo ed annotava sulla sua agendina tutto ciò che trovava e scopriva. Scoprì che le piante da un lato erano più alte e dall’altro più basse. Dopo ci siamo avvicinati a delle fosse con dentro piante spinose. La signorina Michela ci ha detto che Ridola aveva scoperto una porta a forma di luna e ai lati c’erano delle  fosse che servivano per non far passare gli animali. Infatti era impossibile che potessero assalire il villaggio. Se provavano a saltare sbattevano contro le trincee. Poi la signorina Michela ci ha fatto mettere con i piedi su delle buche e le braccia in alto, eravamo i pali che reggevano la capanna. Michela si è messa sulla buca più grande. Era un po’ bruciata, infatti lì facevano il fuoco.  Dopo abbiamo visto due cisterne, quella a campana e quella a tetto, in quella a campana c’era una rana.
Siamo tornati nel luogo dove abbiamo pranzato ed abbiamo visto un video. Più tardi siamo andati al Belvedere e siamo andati a vedere la chiesa rupestre della MADONNA DELLE TRE PORTE, chiamata così perché ci sono tre entrate. Tempo fa era tutta aperta ed un signore è riuscito a rubare una cosa per portarla in Germania.
Infine siamo tornati al pulman e ci siamo diretti a Lauria.

Nei giorni prima del viaggio d’istruzione con le maestre abbiamo fatto una ricerca su Matera ed abbiamo scoperto un po’ di storia di questa bellissima città.

La storia

Il nome della città è di origine incerta e varie e diverse sono le ipotesi: alcuni ritengono che derivi dal MET(APONTO) ed ERA(CLEA), vale a dire che sarebbe stata fondata dopo che i coloni greci si ritirarono sulle colline, in seguito alla conquista romana delle città della Magna Grecia; altri si rifanno al nome di Metello, console romano nel 90 a.C., probabile fondatore della città e per questo sarebbe stata chiamata Meteola nell’antichità classica. Altri ancora fanno riferimento alla parola latina materia o materies ( legname, ovvero zona ricca di boschi), per il fatto che il territorio fosse stato in passato ricco di vegetazione. Qualcuno, invece, ritiene che il nome derivi dal termine greco meteoron, ovvero una città che dall’alto appariva come un cielo stellato o, ancora, da mataiolos che in greco significa tutto vuoto..Insomma l’ipotesi più accreditata però sarebbe quella che riconduce al termine meta o mata, che significa ‘mucchio, altura sassosa, cumulo‘ e quindi di qui il nome Sassi.
Sul territorio materano, precisamente sulla Murgia, sono stati rinvenuti reperti archeologici di frequentazione umana che risalgono al Paleolitico, quando l’uomo nomade si rifugiava nelle grotte naturali per ripararsi dal freddo. Del Neolitico sono notevoli i villaggi trincerati, con i buchi per pali delle capanne e la ceramica, cosiddetta di Serra d’Alto, che testimoniano come fossero importanti questi luoghi sia per l’agricoltura sia per l’allevamento del bestiame.
Nel corso dei millenni, l’uomo ha continuato a dimorare in queste terre che possono apparire inospitali; per primi i Greci della costa ionica stabilirono rapporti commerciali con gli abitanti del villaggio e poi i Romani transitarono esclusivamente alla periferia della città, servita dalla via Appia. Sarà proprio agli albori del Medioevo, che i Longobardi eleggeranno Matera a Castaldato, cingedola di forti e poderose mura, per difendersi dalle continue scorrerie dei Saraceni e Bizantini, tanto da risultare sui libri di storia come munitissima civitas: l’abitato era circirscritto alla Civita e nei dintorni vi erano i casali, dove dimoravano i pastori e i contadini.

Tra il VII e il XIV sec. si svilupperà, in tutto il territorio, il monachesimo, che porterà monaci dall’Oriente e dall’Europa a scavare monasteri e chiese, eremi, cappelle di casali, santuari e laure: in questo caso si parla di “architettura in negativo” e affreschi bizantineggianti di grande importanza. La testimonianza più importante ed esempio di questo fenomeno nel territorio, è la cosiddetta ‘Cripta del Peccato Originale‘ che risale all’VIII sec. e chiamata anche la ‘Cappella Sistina’ delle Chiese rupestri, proprio per la presenza di eccezionali affreschi.

Solo con i Normanni vi sarà per la città un periodo di relativa tranquillità, che durò fino all’epoca federiciana, poi le lotte per il dominio dei territori, porteranno Matera a far parte del ducato di Benevento prima e poi della Terra d’Otranto (fino al 1663). In questi secoli, la città si svilupperà dal nucleo della Civita, fortificato dalle torri e dal castello normanno, e fuori dalla cinta muraria le due vallette prospicienti la Gravina, che diventeranno i caratteristici rioni Sassi, con le case costruite della borghesia e quelle in parte scavate del popolo ( le caratteristiche case-grotta). Il grande fermento edilizio fu favorito dalla rinascita delle attività produttive, a seguito dell’arrivo dei monaci benedettini; Nel 1270 si inaugurò la Cattedrale, in stile romanico pugliese, fortemente voluta dall’Arcivescovo Andrea.

Fin dal 1133 Materanera stata assegnata al Patrimonio Regio, restandovi fino al 1497, quando gli Aragonesi la cedettero al conte Giancarlo Tramontano, che fu ucciso dal popolo, sollevatosi contro il feudatario la notte di Natale del 1514: i nobili dovettero pagare e ricevere l’indulto dal re di Napoli, per riscattare la città ribelle. Resta, a ricordare il dominio del conte, il cosiddetto “Castello Tramontano”, in realtà tre torrioni, simili al Maschio Angioino di Napoli.

Nel XVI secolo l’incremento demografico dette ai Sassi la configurazione che, in linea generale, appare ai nostri giorni. Questo periodo è stato importante anche per il fatto che operarono nella città di Matera mastri scultori, il cui capostipite fu Altobello Persio, ma quasi tutti gli esponenti di questa famiglia lasciarono in loco, nelle chiese materane, una traccia della loro arte. Proprio nella metà del Seicento, Matera viene distaccata dalla Terra d’Otranto e viene eletta a capoluogo della Basilicata, più precisamente a Sede della Regia Udienza della Basilicata. Infatti, in questo periodo, la città produsse un nuovo impulso culturale ed architettonico, estendendosi sul cosiddetto Piano con la costruzione di Palazzo Lanfranchi, sede del seminario, e del rione Case Nuove, per gli addetti a questo Istituto e per i funzionari di passaggio, e ad arricchirsi di opere architettoniche barocche: le maestranze cambieranno la facciata o l’interno di molte chiese preesistenti, come la chiesa di San Francesco d’Assisi e la Cattedrale (esterno romanico – pugliese, interno barocco e rococò). Sarà d’altronde questo il momento in cui i nobili e i borghesi materani cominciarono a ristrutturare i palazzi nei Sassi, a costruire altrove o a ribaltare gli ingressi dai Sassi al Piano: fu da allora che iniziò a crearsi la cesura tra la parte alta della città e la parte bassa. Infatti, gli interventi edilizi del XIX secolo riguarderanno solo il Piano, dove la soppressione dei monasteri e l’indemaniamento dei loro beni servirono per ridistribuire in questi ambienti servizi e uffici. Nei Sassi la situazione degli abitanti continuava a peggiorare e sarà solo nel 1902 che cominciò a delinearsi il problema del risanamento di questa parte della città.
Giuseppe Bonaparte trasferì a Potenza le competenze di Matera che, fino ad allora, era stata capoluogo della Basilicata; nel 1927 Matera diventa capoluogo di Provincia.
Questa città fu la prima ad insorgere contro i nazisti nel settembre del 1943 e, per questa eroica impresa, ha ricevuto la medaglia d’argento al valore militare.
Grazie al medico e pittore Carlo Levi, che denuncerà la situazione del popolo materano nel libro “Cristo si è fermato ad Eboli”, il Governo interverrà con la legge speciale 619 del 1952, voluta dal Governo De Gasperi, che porterà le persone, che vivevano in condizioni di povertà e senza servizi igienici nei Sassi, divenuti ormai il simbolo della vergogna nazionale, in abitazioni costruite, con l’intervento di grandi architetti degli anni ’50 del secolo scorso, Piccinnato e Quaroni. Dal sito:
www.guidematera.it

Classe terza B plesso G.Marconi

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Lauria ieri e oggi

a ciampa

Ricerca realizzata dagli alunni delle classi quinte del plesso G. Marconi

Dolomiti Lucane

Una delle mete maggiormente scelte per i viaggi di istruzione dai nostri insegnanti è rappresentata dal Parco di Gallipoli Cognato e dalle Dolomiti Lucane. Anche quest’anno numerose classi della Scuola Primaria Statale di Rionero in Vulture si sono recate nel Parco di Gallipoli Cognato per conoscere meglio la flora e la fauna della nostra regione.

Posizione geografica

Il parco di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane di estende per una superficie di circa 27.000 ettari tra i comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano in provincia di Potenza, Accettura, Oliveto Lucano e Calciano in provincia di Matera. Alcune piante  tipiche di questa zona sono   il cerro, il farnetto, il leccio,  la roverella  l’acero campestre, la marruca e la fillirea. Lungo le sponde dei corsi d’acqua e in prossimità delle fontane si segnalano piante tipiche degli ambienti umidi come il salice, il pioppo, l’ontano nero e il frassino. La fauna è rappresentata dalla lepre, la donnola, il riccio, la faina , il tasso , il cervo e il daino nell’area faunistica di piano di giglio e il lupo appenninico. Tra i rapaci si osserva il gheppio, la poiana, il nibbio bruno e il nibbio reale

Singolari in questa zona sono le Piccole Dolomiti Lucane.

caratteristiche per la loro forma aguzza, derivante dall’ azione esercitata  dal vento e dall’ acqua, sono formate da arenaria cementata. Su di esse si ergono due paeselli: Pietrapertosa e Castelmezzano.

Pietrapertosa

Castelmezzano

Viaggio d’istruzione: Melfi, laghi di Monticchio, Lagopesole

       Il giorno 22 maggio 2009, Viaggio d’istruzione!  Noi alunni della classe quarta del plesso di Galdo, insieme alle classi quarte e quinte del  I Circolo Didattico di Lauria, ci siamo recati in visita guidata a Melfi – Monticchio – Lagopesole, attività inserita nel progetto  “La Lucania tra passato, presente e … futuro ’’.
La prima città che abbiamo visitato è stata  Melfi cast melfi 
situata (come del resto anche le altre località) nella Basilicata settentrionale, in provincia di Potenza, a 541 m di altitudine sul versante del monte Vulture. La cittadina ha vissuto recentemente una trasformazione delle proprie attività economiche, tradizionalmente basate sull’agricoltura, con l’ istallazione di impianti per la fabbricazione di automobili.
Melfi ha rivestito una grande importanza in età medioevale come ci testimonia la presenza del monumentale castello.
La Centralità di quest’area unita alle fertilità dei terreni e alle disponibilità d’acqua, ha favorito fin dall’età protostorica, l’insediamento delle popolazioni italiche. I ritrovamenti archeologici documentano la presenza di genti di cultura daunia (Puglia) e di popolazioni nord-lucane. Queste popolazioni , nel corso degli anni ,hanno avuto collegamenti con il mondo etrusco-campano e greco-coloniale  della costa ionica. Nel IV secolo a.C. oltre ai Dauni, il territorio venne occupato dai Lucani, popolazioni di stirpe osco-sannita. La permanenza dei Sanniti fino alla conquista romana(314 a.C.) è testimoniata dai materiali archeologici esposti nel Museo Archeologico Nazionale del Vulture e Melfese che ha sede nel Castello di Melfi dal 1970.
IL CASTELLO DI MELFI è stato  dimora  di re  e  di  Papi  e  sede  di  parlamenti e di concili. La  visita  ci  ha fatto  conoscere  la  storia  antica  di  questa  zona  della  Basilicata  non  solo  attraverso  l’esposizione  archeologica,  ma  anche percorrendo  le  sale  e  gli  esterni  dove  rimane  l’impronta  del  grande  Federico  II  di  Svevia . Il primo  nucleo, a  pianta  quadrata  con  torri  angolari, è di origine  normanna  e  fu  edificato  tra   l’ XI  e  il  XII  secolo.
Nel Castello, tra il 1059 e il 1101, si svolsero quattro concili papali e, nel 1089, fu bandita la prima crociata. Fu ristrutturato dall’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250) che scelse Melfi tra le sue residenze e promulgò nel Castello le famose “Constitutiones Melphitanae”(1231), il primo testo di leggi scritte  nell’età medioevale.
Nel 1531 l’imperatore Carlo V donò il feudo di Melfi all’ammiraglio Andrea Doria, come ricompensa per i servizi ricevuti. I Doria ne conservarono la proprietà sino al 1952, anno della donazione da parte di Andra Doria Pamphilj allo Stato Italiano.
In seguito ai numerosi interventi costruttivi, il Castello ha assunto forma di poligono irregolare, circondato da un fossato e munito di otto torri. Vi si accede mediante un ponte, in origine levatoio. Il Castello, in seguito ai numerosi terremoti verificatosi in Basilicata, è stato gravemente danneggiato e restaurato negli anni tra il 1965 e 1968. Il violento terremoto del 1980 provocò ulteriori dissesti generali. Fu allora necessario eseguire sostanziali opere che sono state concluse con il completamento dei lavori di restauro delle sale museali.

Dopo la visita al Castello ci siamo recati nella Basilica Cattedrale di S. Maria Assunta in Piazza Duomo.
La splendida Cattedrale è fiancheggiata da un campanile di stile normanno; vi si accede con una gradinata in pietra bianca. E’ importante la sua facciata di stile romanico su cui appare la dedica a S. Maria Assunta.
E’ divisa in tre navate; tutta la navata centrale è dominata da un pregiatissimo cassettone intagliato e dorato e nel fondo c’è il pergamo(pulpito), il trono e l’organo anch’essi di grande valore.
Abbiamo ammirato la Cappella del S.S.mo Sacramento in stile barocco e l’altare di S Alessandro, patrono di Melfi.

 Verso le 13.00 ci siamo diretti verso i LAGHI DI MONTICCHIO, lag monticchio
importante meta turistica lucana, dove abbiamo consumato il pranzo a sacco.
Questi pittoreschi laghi occupano il cratere del cono eruttivo centrale del Vulture , sono a circa 600 metri di altitudine. Circondati da fitti boschi di alti pioppi e ondani neri, popolati da varie specie di pesci come anguille, tinche, carpe,alborelle, sono una delle mete più suggestive della regione.
Vi è il lago Grande (a occidente, con forma ellittica e un perimetro di 2456 metri) e il lago Piccolo (a Oriente, anch’esso di forma ellittica e il perimetro di 1555 metri).
I due laghi sono divisi da una lingua di terra larga 216 metri e comunicano per mezzo di un ruscello che passa dal lago Piccolo a quello Grande.

 Infine abbiamo ripreso il viaggio per andare a visitare un altro castello interessante della “nostra Lucania : IL CASTELLO DI LAGOPESOLE” cast lagopesole
nel comune di Avigliano. Abbiamo trovato una guida molto competente e ci ha detto che :”Se il castello di Melfi è il più noto, Castel  Lagopesole è il più bello, magico e misterioso ove aleggia  ancora lo spirito del grande Federico II”. La guida ci ha detto che questo castello  è l’ultimo dei castelli edificati dall’ Imperatore svevo , fra il 1242 e il 1250 .Viaggiando sulla superstrada da Potenza verso il Vulture appare e scompare alla vista alto e solitario su di una radura, splendido se illuminato dal sole. La sua pianta rettangolare lo allontana però dall’ esagono, figura classica adottata nel periodo di Federico II.  E’ diviso in due parti, una raccolta intorno al cortile d’ onore di rappresentanza; l’ altra più legata ai fatti d’ arme, il mastio al centro. Per la sua posizione, sulla strada per la Puglia, costituiva una sosta e un incremento alla caccia, grande passione del re, infatti amava cacciare il falco pellegrino.
Probabilmente, esisteva già prima di Federico II, visto che qui si riconciliarono Papa Innocenzo II con l’abate Rinaldo di Montecassino, alla presenza dell’Imperatore Lotario II di Sassonia, al tempo della guerra contro Ruggero il Normanno.  Nel 1268 e nel 1294  vi soggiornò ( e vi fece restauri) Carlo I  d’ Angio. Nel 1416 passò alla famiglia Caracciolo,insieme a Melfi. Nel 1531 Carlo V lo donò ai Doria.  E’ stato museo provvisorio dei reperti salvati dal terremoto e per più di un anno la sua mole rossiccia in bugnato calcareo ha ospitato nelle varie stanze quadri e sculture, arte popolare e aulica, che lo hanno reso una testimonianza fondamentale dell’ anima e della storia lucana.
Oggi vi ha sede il CNR (Centro Internazionale di Studi Federiciani).
Inoltre la guida ci ha raccontato la leggenda: le  orecchie dell’imperatore.
La leggenda racconta che Federico I Barbarossa , in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole, afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e puntute sotto una fluente capigliatura. Affinché nulla trapelasse di questa imbarazzante situazione, i barbieri chiamati nella dimora e incaricati di raderlo, al momento di lasciare il castello incappavano in un letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio.
La tradizione racconta che un giovane barbiere, forse meno sprovveduto degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale, e ad aver salva la vita a patto che non avesse fatto parola di quanto a lui noto riguardo alla deformità dell’imperatore.
La promessa venne mantenuta ……in parte. Il barbiere ci teneva alla pelle, forse anche a mantenere la parola data , ma cercava uno sfogo per quel segreto straordinario. Lo trovò in un luogo isolato delle campagne di Lagopesole, scavando una profonda buca nel terreno, e gridandovi a squarciagola la storia che nessuno doveva conoscere.
Dopo qualche tempo, in quel luogo, crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa  tène l’orecchie all’asinà a a a a …”! E’ ora un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di questa zona.
Tutti siamo rimasti entusiasti di ciò che ci è stato raccontato e soprattutto delle bellezze che abbiamo ammirato.
Il progetto continuerà l’anno prossimo …e chissà quali altri posti  ci attendono per essere visitati.     

Classe IV Plesso Galdo                                                                      

Lauria: Galdo ieri e oggi

GALDO IERI E OGGI

galdo  

 

Galdo è una contrada di Lauria situata al confine con la Calabria.

 Anticamente era poco abitata e la popolazione si dedicava principalmente all’agricoltura  e alla pastorizia. Alla fine degli anni Sessanta in questa zona fu costruito il tratto autostradale A3 SA- RC  e lo svincolo di Lauria sud.

Questa importante via di comunicazione ha dato alla zona una grande occasione di sviluppo; di fatti da alcuni anni è sorta una delle più importanti zone industriali di tutta la Basilicata sud. Numerose aziende si sono insediate sul territorio dando lavoro a molte persone, aggiungendo così alle attività agricole  anche attività artigianali, industriali e commerciali.

 ATTIVITA’:
CENTRO COMMERCIALE
MOBILIFICIO
MATERASSIFICIO
CENTRO VENDITA DI MATERIALE EDILE
PRODUZIONE DI INFISSI ESTERNI ED INTERNI
LAVORAZIONE DI MARMI
AREA DI SERVIZIO

 

galdo vecchia

Classe IV plesso Galdo

Lauria: detti e proverbi

    Detti  e  proverbi  laurioti
Li  soldi  fannu vini’   a vista  a li  cicati.
Agustu capo i virnu .
Gente allegra diu l’ aiuta.
Spusa bagnata spusa fortunata .
Si sa adduvi si nasce ma nun si sa adduvi si more.
Cu lassa avia  vecchia pa nova sa quiddu ca lassa e nun sa quiddu ca trova.
U cane muzzica semp i u strazzato.
A vecchia nun vulia muri’  pi s’ impara’.
U  signuri manna viscutti a cu nun ha dinti.
Quannu a gatta nun c’e’ u surciu abball.
U saziu nu crede u diunu
Gaddina vecchia fa u brodu bunu
Li guai da pignata li sa a cucchiara
U riccu sta come u verme inda u casu
A casa i pizzindi nun mancano stozze
A frittata ca nun si mangia a matina i pasca, nun si mangia chiu’.

Classe  IV plesso Galdo

Lauria: i soprannomi

SOPRANNOMI LAURIA SUPERIORE

 Li cacavaiani – li fandaguzzi – li rascicatiddi – li zazicchi – li monachiddi – li arragascirpuli – li sarachi – li pappasanti – li trigli – li piriceddi – li machini – li passacampanari – li farchetti – li lupi – li gruli – li firranti – li purdenzi – li fraguli – li posi – li cazzicchi – li lenzi – li fimminuni – li funtanelli – li salici – li aciddi – li muzzichiddi – li putenti – li pirichini – li sciuminghi – li zuppi  – liaringhi – li merguli

 SOPRANNOMI LAURIA INFERIORE

 Li pileti – li pilatiddi – li cuzzulini – li mangiafrascatuli – li vurpi – li virgatori – li pulisicchi – li giardini – li divoti – li minnipreio – li sonacampaniddi – li fasuli – li zazicchi – li granienu – li trentasoldi – li pani e casu – li pitusiddi – li minzignuri – li squarciuni – li trappuni – li pricoi – li scarsi – li porchi – li cicorie – li purcari – li simuniddi – li sacchette – li salaioli – li titirini – li cucinati – li ciciri – li cucchiaroni – li stippuli – li buon passi – li ciance.

 SOPRANNOMI CONTRADE

Li turnisiddu – li spezzacatena – li patanara – li zazicchia – li giacchetta – li dindolino – li strappafilici – li fata – li cucù – li milordu – li massarona – li scacchiona –  li redentore – li ciucciara – li sciarappola – li potifirru – li scuppulanoce – li futurista – li capuralu – li li cascina – li zappa – li taverna – li minguzzo – li furnacetta – li cimminiru – li vissinedda – li scisciona – li stralu – li mergula – li casacca – li baccaleia – li dunnachillu – li zavalinu – li muschia – li capitanu – li tricintu – li mustazzu – li cucine – li rutazzaru – li vruscica – li zuccariddu – u cacatu – li furnaciaru – li zulla – li rutaru – li frangulino – li furistiru – li platu – li scoppiu – li bomba – li carubase – li cavuzetta – li cilivriddini – li tripparotta – li pittuio – li filiciona – li cazzanedda – li ragamontone – li rascicaporta – li cucinata – li milinare – li scappaefuie – li fasano – li bellezza – li zangridd – li sciorta – li pizzatolo – li barone – li principu.

Classe III B plesso G. Marconi