Poeti lucani: Leonardo Sinisgalli

sinisgalli

Leonardo Sinisgalli nacque il 9 marzo 1908 a Montemurro, in provincia di Potenza, da Vito e Carmela Lacorazza. Il padre, tornato dall’America, era diventato agricoltore e vignaiolo negli anni maturi. La madre, alla quale Sinisgalli somigliava molto era anch’ella figlia e sorella di emigranti. La sua casa natale si trova a strapiombo sul fosso di Libritti, una intricata boscaglia che fu anche rifugio di briganti, luogo a cui il poeta rimase sempre legato.  Frequenta le scuole elementari, sotto la vigilanza affettuosa della madre, rimasta a capo della famiglia durante gli anni in cui il padre emigrò in Colombia. Alla fine della grande guerra, dopo aver passato l’estate nell’attesa sul da farsi, viene deciso d’accordo con il padre, che si trovava in Colombia, di fargli continuare gli studi, mentre egli avrebbe preferito andare a bottega dal fabbro “Tittillo”. Ospite dei collegi dei Fratelli delle Scuole Cristiane (De La Salle), frequenta le scuole tecniche a Caserta, e poi (1920-1925) le scuole medie–superiori a Benevento e a Napoli con profitto eccellente. Nel 1922 il padre torna dall’America.  Si iscrive alla fine del 1925 alla facoltà di matematica di Roma, finendo  tuttavia per laurearsi in ingegneria.
Sinisgalli aveva quattro sorelle e un fratello, Vincenzo (1925-1998), giornalista e scrittore, collaboratore di varie riviste (tra cui Il Mondo di Pannunzio) e rubriche radiofoniche nazionali.

       A mio Padre
L’uomo che torna solo
A tarda sera dalla vigna
Scuote le rape nella vasca
Sbuca dal viottolo con la paglia
Macchiata di verderame.
L’uomo che porta così fresco
Terriccio sulle scarpe, odore
Di fresca sera nei vestiti
Si ferma a una fonte, parla
Con un ortolano che sradica i finocchi.
E’ un uomo, un piccolo uomo
Ch’io guardo di lontano.
E’ un punto vivo all’orizzonte.
Forse la sua pupilla
Si accende questa sera
Accanto alla peschiera
Dove si asciuga la fronte.

preparazione del cartellone

cartellone

Classe IV B plesso G. Marconi

 

 Lucania

Al pellegrino che s’affaccia ai suoi valichi,
a chi scende per la stretta degli Alburni
o fa il cammino delle pecore lungo le coste della Serra,
al nibbio che rompe il filo dell’orizzonte
con un rettile negli artigli, all’emigrante, al soldato,
a chi torna dai santuari o dall’esilio, a chi dorme
negli ovili, al pastore, al mezzadro, al mercante
la Lucania apre le sue lande,
le sue valli dove i fiumi scorrono lenti
come fiumi di polvere.

Lo spirito del silenzio sta nei luoghi
della mia dolorosa provincia. Da Elea a Metaponto,
sofistico e d’oro, problematico e sottile,
divora l’olio nelle chiese, mette il cappuccio
nelle case, fa il monaco nelle grotte, cresce
con l’erba alle soglie dei vecchi paesi franati.

Il sole sbieco sui lauri, il sole buono
con le grandi corna, l’odorosa palato,
il sole avido di bambini, eccolo per le piazze!
Ha il passo pigro del bue, e sull’erba
sulle selci lascia le grandi chiazze
zeppe di larve.

Terra di mamme grasse, di padri scuri
e lustri come scheletri, piena di galli
e di cani, di boschi e di calcare, terra
magra dove il grano cresce a stento
(carosella, granturco, granofino)
e il vino non è squillante (menta
dell’Agri, basilico del Basento)
e l’uliva ha il gusto dell’oblio,
il sapore del pianto.

In un’aria vulcanica, fortemente accensibile,
gli alberi respirano con un palpito inconsueto;
le querce ingrossano i ceppi con la sostanza del cielo.
Cumuli di macerie restano intatte per secoli:
nessuno rivolta una pietra per non inorridire.
Sotto ogni pietra, dico, ha l’inferno il suo ombelico.
Solo un ragazzo può sporgersi agli orli
dell’abisso per cogliere il nettare
tra i cespi brulicanti di zanzare
e di tarantole.

Io tornerò vivo sotto le tue piogge rosse.
tornerò senza colpe a battere il tamburo,
a legare il mulo alla porta,
a raccogliere lumache negli orti.
Udrò fumare le stoppie, le sterpaie,
le fosse, udrò il merlo cantare
sotto i letti, udrò la gatta
cantare sui sepolcri?

Gli alunni della IV A  del plesso G. Marconi hanno illustrato la poesia a fumetti ed hanno realizzato una presentazione

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4 Risposte

  1. come si fa la versione in prosa del testo L’uomo Che Torna Solo?..Sono una deficiente

  2. mi serve la riflessione di a mio padre

  3. il link citato non è più attivo, prova questo: http://www.riccati.altervista.org/anto_ita/testi_af/sinis_2.htm
    potrebbe andare bene?

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