Viaggio d’istruzione: Melfi, laghi di Monticchio, Lagopesole

       Il giorno 22 maggio 2009, Viaggio d’istruzione!  Noi alunni della classe quarta del plesso di Galdo, insieme alle classi quarte e quinte del  I Circolo Didattico di Lauria, ci siamo recati in visita guidata a Melfi – Monticchio – Lagopesole, attività inserita nel progetto  “La Lucania tra passato, presente e … futuro ’’.
La prima città che abbiamo visitato è stata  Melfi cast melfi 
situata (come del resto anche le altre località) nella Basilicata settentrionale, in provincia di Potenza, a 541 m di altitudine sul versante del monte Vulture. La cittadina ha vissuto recentemente una trasformazione delle proprie attività economiche, tradizionalmente basate sull’agricoltura, con l’ istallazione di impianti per la fabbricazione di automobili.
Melfi ha rivestito una grande importanza in età medioevale come ci testimonia la presenza del monumentale castello.
La Centralità di quest’area unita alle fertilità dei terreni e alle disponibilità d’acqua, ha favorito fin dall’età protostorica, l’insediamento delle popolazioni italiche. I ritrovamenti archeologici documentano la presenza di genti di cultura daunia (Puglia) e di popolazioni nord-lucane. Queste popolazioni , nel corso degli anni ,hanno avuto collegamenti con il mondo etrusco-campano e greco-coloniale  della costa ionica. Nel IV secolo a.C. oltre ai Dauni, il territorio venne occupato dai Lucani, popolazioni di stirpe osco-sannita. La permanenza dei Sanniti fino alla conquista romana(314 a.C.) è testimoniata dai materiali archeologici esposti nel Museo Archeologico Nazionale del Vulture e Melfese che ha sede nel Castello di Melfi dal 1970.
IL CASTELLO DI MELFI è stato  dimora  di re  e  di  Papi  e  sede  di  parlamenti e di concili. La  visita  ci  ha fatto  conoscere  la  storia  antica  di  questa  zona  della  Basilicata  non  solo  attraverso  l’esposizione  archeologica,  ma  anche percorrendo  le  sale  e  gli  esterni  dove  rimane  l’impronta  del  grande  Federico  II  di  Svevia . Il primo  nucleo, a  pianta  quadrata  con  torri  angolari, è di origine  normanna  e  fu  edificato  tra   l’ XI  e  il  XII  secolo.
Nel Castello, tra il 1059 e il 1101, si svolsero quattro concili papali e, nel 1089, fu bandita la prima crociata. Fu ristrutturato dall’imperatore Federico II di Svevia (1194-1250) che scelse Melfi tra le sue residenze e promulgò nel Castello le famose “Constitutiones Melphitanae”(1231), il primo testo di leggi scritte  nell’età medioevale.
Nel 1531 l’imperatore Carlo V donò il feudo di Melfi all’ammiraglio Andrea Doria, come ricompensa per i servizi ricevuti. I Doria ne conservarono la proprietà sino al 1952, anno della donazione da parte di Andra Doria Pamphilj allo Stato Italiano.
In seguito ai numerosi interventi costruttivi, il Castello ha assunto forma di poligono irregolare, circondato da un fossato e munito di otto torri. Vi si accede mediante un ponte, in origine levatoio. Il Castello, in seguito ai numerosi terremoti verificatosi in Basilicata, è stato gravemente danneggiato e restaurato negli anni tra il 1965 e 1968. Il violento terremoto del 1980 provocò ulteriori dissesti generali. Fu allora necessario eseguire sostanziali opere che sono state concluse con il completamento dei lavori di restauro delle sale museali.

Dopo la visita al Castello ci siamo recati nella Basilica Cattedrale di S. Maria Assunta in Piazza Duomo.
La splendida Cattedrale è fiancheggiata da un campanile di stile normanno; vi si accede con una gradinata in pietra bianca. E’ importante la sua facciata di stile romanico su cui appare la dedica a S. Maria Assunta.
E’ divisa in tre navate; tutta la navata centrale è dominata da un pregiatissimo cassettone intagliato e dorato e nel fondo c’è il pergamo(pulpito), il trono e l’organo anch’essi di grande valore.
Abbiamo ammirato la Cappella del S.S.mo Sacramento in stile barocco e l’altare di S Alessandro, patrono di Melfi.

 Verso le 13.00 ci siamo diretti verso i LAGHI DI MONTICCHIO, lag monticchio
importante meta turistica lucana, dove abbiamo consumato il pranzo a sacco.
Questi pittoreschi laghi occupano il cratere del cono eruttivo centrale del Vulture , sono a circa 600 metri di altitudine. Circondati da fitti boschi di alti pioppi e ondani neri, popolati da varie specie di pesci come anguille, tinche, carpe,alborelle, sono una delle mete più suggestive della regione.
Vi è il lago Grande (a occidente, con forma ellittica e un perimetro di 2456 metri) e il lago Piccolo (a Oriente, anch’esso di forma ellittica e il perimetro di 1555 metri).
I due laghi sono divisi da una lingua di terra larga 216 metri e comunicano per mezzo di un ruscello che passa dal lago Piccolo a quello Grande.

 Infine abbiamo ripreso il viaggio per andare a visitare un altro castello interessante della “nostra Lucania : IL CASTELLO DI LAGOPESOLE” cast lagopesole
nel comune di Avigliano. Abbiamo trovato una guida molto competente e ci ha detto che :”Se il castello di Melfi è il più noto, Castel  Lagopesole è il più bello, magico e misterioso ove aleggia  ancora lo spirito del grande Federico II”. La guida ci ha detto che questo castello  è l’ultimo dei castelli edificati dall’ Imperatore svevo , fra il 1242 e il 1250 .Viaggiando sulla superstrada da Potenza verso il Vulture appare e scompare alla vista alto e solitario su di una radura, splendido se illuminato dal sole. La sua pianta rettangolare lo allontana però dall’ esagono, figura classica adottata nel periodo di Federico II.  E’ diviso in due parti, una raccolta intorno al cortile d’ onore di rappresentanza; l’ altra più legata ai fatti d’ arme, il mastio al centro. Per la sua posizione, sulla strada per la Puglia, costituiva una sosta e un incremento alla caccia, grande passione del re, infatti amava cacciare il falco pellegrino.
Probabilmente, esisteva già prima di Federico II, visto che qui si riconciliarono Papa Innocenzo II con l’abate Rinaldo di Montecassino, alla presenza dell’Imperatore Lotario II di Sassonia, al tempo della guerra contro Ruggero il Normanno.  Nel 1268 e nel 1294  vi soggiornò ( e vi fece restauri) Carlo I  d’ Angio. Nel 1416 passò alla famiglia Caracciolo,insieme a Melfi. Nel 1531 Carlo V lo donò ai Doria.  E’ stato museo provvisorio dei reperti salvati dal terremoto e per più di un anno la sua mole rossiccia in bugnato calcareo ha ospitato nelle varie stanze quadri e sculture, arte popolare e aulica, che lo hanno reso una testimonianza fondamentale dell’ anima e della storia lucana.
Oggi vi ha sede il CNR (Centro Internazionale di Studi Federiciani).
Inoltre la guida ci ha raccontato la leggenda: le  orecchie dell’imperatore.
La leggenda racconta che Federico I Barbarossa , in vecchiaia, si ritirò nel castello di Lagopesole, afflitto da una deformità congenita che lo costringeva a nascondere delle orecchie allungate e puntute sotto una fluente capigliatura. Affinché nulla trapelasse di questa imbarazzante situazione, i barbieri chiamati nella dimora e incaricati di raderlo, al momento di lasciare il castello incappavano in un letale trabocchetto approntato in una torre alla fine di un lungo corridoio.
La tradizione racconta che un giovane barbiere, forse meno sprovveduto degli altri, riuscì a sfuggire all’agguato mortale, e ad aver salva la vita a patto che non avesse fatto parola di quanto a lui noto riguardo alla deformità dell’imperatore.
La promessa venne mantenuta ……in parte. Il barbiere ci teneva alla pelle, forse anche a mantenere la parola data , ma cercava uno sfogo per quel segreto straordinario. Lo trovò in un luogo isolato delle campagne di Lagopesole, scavando una profonda buca nel terreno, e gridandovi a squarciagola la storia che nessuno doveva conoscere.
Dopo qualche tempo, in quel luogo, crebbero delle canne che, agitate dal vento, rimandavano il segreto dell’imperatore ai quattro angoli della terra come una canzone: “Federico Barbarossa  tène l’orecchie all’asinà a a a a …”! E’ ora un famoso ritornello ripreso in tanti canti popolari di questa zona.
Tutti siamo rimasti entusiasti di ciò che ci è stato raccontato e soprattutto delle bellezze che abbiamo ammirato.
Il progetto continuerà l’anno prossimo …e chissà quali altri posti  ci attendono per essere visitati.     

Classe IV Plesso Galdo                                                                      

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