Visita guidata a Metaponto e Policoro

Il giorno 20 maggio alle ore 6:45 noi alunni della classe V di Galdo abbiamo partecipato ad una gita a Policoro e a Metaponto. Abbiamo viaggiato per circa due ore prima sulla Sinnica e poi sulla superstrada 106; verso le 8:30 ci siamo fermati ad un’area di servizio per fare colazione.
Dal pullman, mentre viaggiavamo, si vedevano le pale eoliche di Senise. 

Sul pullman eravamo tantissimi: gli alunni di V di Melara, quelli di V di Marconi e noi; ci siamo proprio divertiti un mondo!
Siamo arrivati a Policoro verso le 9:30, prima abbiamo visitato i resti delle citta greche; poi abbiamo visto la cloaca maxima cioè la fognatura ancora funzionante costruita dai Romani.
La guida, che ci ha spiegato molto bene tutto, si chiama Marta e ci ha detto che degli speologi avevano messo dell’acqua colorata nella fognatura ed è uscita nel fiume Agri, quindi dopo 20 secoli la fognatura  è ancora funzionante!
In seguito abbiamo potuto ammirare uno scheletro che era posizionato dentro una bara e gli addetti stavano restaurando la bara incollandola con una super colla.
Marta ci ha mostrato un magazzino con tante cassette numerate contenenti reperti ancora non messi in esposizione.
Poi siamo arrivati al museo archeologico ci  hanno mostrato una foto aerea di Policoro scattata nel 2000. Ci hanno spiegato come sui resti archeologici l’erba cresceva ma seccava e diventava gialla, perché le radici erano corte ed affondavano di meno, così gli archeologi scavavano solo dove l’erba era gialla.
Verso le 13 siamo andati a pranzare al W.W.F e abbiamo visto le tartarughe marine piccole di età ma grandi di fisico.

Nel pomeriggio siamo andati a vedere le Tavole Palatine.
 

Palatine” poiché le sue colonne ricorderebbero i sostegni della tavola intorno alla quale si riunivano i cavalieri di Carlo Magno.
Il tempio dista circa 4 Km da Metaponto ed è situato alle spalle dell’antiquarium della città. L’edificio, costruito nel 530 a.C., faceva parte di un’ area sacra extraurbana connessa al culto di Hera. In stile dorico, era costituito da sei colonne sui lati corti e dodici sui lunghi. Le colonne esterne appaiono slanciate; alcune decorazioni lo fanno somigliare alla Basilica di Paestum. Poco distante dal tempio ci sono i resti di un altare più antico che, insieme ad altri elementi, fanno supporre l’utilizzazione dell’area in tempi precedenti l’edificazione del tempio stesso. Poi siamo andati a visitare un anfiteatro
 

e abbiamo rappresentato il mito di Medea, che era una dea che aveva ucciso i figli perché il marito l’aveva tradita.
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Al museo di Metaponto abbiamo visto lo scheletro di un bambino e ne abbiamo visti altri due e abbiamo conosciuto le loro abitudini, abbiamo potuto ammirare dei vasi, alcuni con tre manici gli Hidra, che servivano a portare l’acqua e altri vasi che servivano a contenere i morti. Verso le 17:30 ci siamo fermati vicino al museo e abbiamo fatto merenda.
Alle 18:30 circa siamo tornati a casa. Durante il viaggio di ritorno abbiamo cantato una parodia di una canzone di Battiato, poi “La società dei magnaccioni”.
Una cosa tra le più belle è stata quella che siamo diventati tutti fotografi, infatti, abbiamo raccolto circa 135 foto e vari video.
Realizzeremo un cartellone gigantesco che sicuramente sarà bellissimo, oppure le attaccheremo sull’album e le andremo a vedere per ricordare le belle giornate trascorse nella scuola primaria.

Classe V plesso Galdo

Lauria: sulle tracce del Lentini

Il 27 maggio, in compagnia del nostro parroco Don Vincenzo Iacovino e le nostre maestre, siamo andati nei rioni Cafaro e Muraccione per visitare le chiese. Abbiamo incontrato il Parroco davanti alla chiesa e verso le 9:30 siamo partiti.

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Siamo passati per piazza Viceconti, piazza Olmo e poi siamo arrivati al rione Cafaro e ci siamo fermati alla casa del Beato Domenico Lentini.
Don Vincenzo ci ha parlato del Beato, del periodo storico in cui è vissuto e di quanto amasse questi posti.

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Nato al Cafaro da Rosalia e Macario Lentini il 20 novembre 1770, già all’età di undici anni aveva espresso il desiderio di diventare prete. La sua era una famiglia molto povera e da sacerdote si è dedicato molto ai poveri dando loro tutto ciò che possedeva. Insegnava ai bambini delle famiglie ricche ma anche ai poveri. E’ morto il 25 febbraio 1828.
Poi ci siamo diretti alla chiesa di Santa Veneranda. Don Vincenzo ci ha detto che il nome della Santa è di origine latina e significa “degna di venerazione”, è nata in Francia nel II secolo d. C. E’ una martire. La festa di Santa Veneranda è il 14 novembre. La chiesa è del XII secolo, è la più antica di Lauria. La Santa è rappresentata su una grande tela, vicino a lei ci sono gli Angeli, Con la mano sinistra impugna il bastone del pellegrino e con la destra stringe il Crocifisso.

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Dopo aver visitato la chiesa di Santa Veneranda siamo saliti più sopra alla chiesa di San Pasquale e Santa Lucia.

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Don Vincenzo ha raccontato che Santa Lucia è nata a Siracusa sul finire del III secolo. Ci ha parlato di San Pasquale Bailon. Era un frate spagnolo vissuto tra il 1540 è il 1592.
Nella tradizione popolare è ritenuto il protettore delle donne. E’ a lui che si rivolgono le donne in cerca di marito con una preghiera molto particolare: 
San Pasquale Baylonne
protettore delle donne
deh, trovatemi un marito
bianco, rosso e colorito
ma di certo: a voi uguale
o glorioso san Pasquale. 
Ancora scale e siamo arrivati in una piazzetta. C’è un cartello:
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un pò più avanti c’è il vecchio cimitero di Lauria dove, in fosse comuni venivano seppelliti i morti dopo l’editto di Napoleone che proibì la sepoltura nelle chiese.

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Vicino al cimitero ora sconsacrato, c’è l’anfiteatro costruito nel 2000 insieme alla ristrutturazione del Santuario dell’Assunta danneggiata dal terremoto del 1998.
l’ultima scalinata e arriviamo al Santuario dell’Assunta.

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Appena siamo entrati abbiamo visto sull’altare la statua della Madonna con il Bambino sulla mano sinistra. Don Vincenzo ci ha parlato del Santuario e della Madonna e poi ci ha fatto vedere la statua dell’Arcangelo Gabriele che parla a Tobiolo, figlio di Tobia. Ci ha detto che è una statua molto rara. Ci racconta la storia:
“A lui che il vecchio Tobia, cieco e giusto, affida il figlio Tobiolo, mandato a riscuotere un credito di dieci talenti d’argento. Gabriele segue così Tobiolo dall’Assiria alla Media, fino a Rages. Lo salva da ogni male; lo libera da ogni pericolo, come quello del pesce del Tigri. Non solo. Egli stesso porta a buon fine l’incarico di Tobia, riscuotendo i talenti. Per di più fa sposare a Tobiolo la virtuosa figlia di Raguel Sara, dopo averla liberata da un demonio che la perseguitava.
Finalmente, celebrate le nozze, Gabriele guida i due sposi sulla strada del ritorno verso la casa paterna. E dopo il felice ritorno, sempre per il consiglio di Gabriele, Tobiolo restituisce prodigiosamente la vista al padre, ponendo sopra i suoi occhi il fiele del pesce del Tigri.”
Bellissimo il panorama che si può godere. E’ possibile vedere dall’alto i due rioni: Lauria inferiore e Lauria superiore.
La discesa è più semplice. Arriviamo alla piazzetta del Cafaro e consumiamo la colazione. Poi di nuovo in cammino verso la chiesetta di San Biagio nel rione Muraccione.
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La chiesa di San Biagio è una cappella molto piccola. Don Vincenzo ci ha parlato di San Biagio. Ci ha detto che era un Vescovo e veniva dall’oriente. E’ il protettore della gola. Il 3 febbraio ricorre la festa di San Biagio. Nella tradizione popolare il santo è invocato contro il mal di gola perché, secondo la leggenda, avrebbe salvato miracolosamente un bambino che si era conficcato una spina in gola. L’episodio avvenne mentre era portato al martirio, dopo essere stato catturato dai romani. Nel giorno della sua festa i sacerdoti toccano la gola dei fedeli con olio benedetto; nel milanese è usanza mangiare una fetta del panettone conservato da Natale. L’usanza si è sparsa in molte altre zone d’Italia e sancisce lo “smaltimento” dei panettoni natalizi.  
Prima di ripartire verso la scuola, Don Vincenzo ha dato ad ognuno di noi un foglio su cui ha scritto la storia dei Santi di cui abbiamo parlato questa mattina.
Classi IV A e IV B plesso Marconi

 Importanti ritrovamenti archeologici

Durante i lavori di consolidamento e restauro del Santuario dell’Assunta (anno 2000 – 2001)  appaltati dalla Comunità Montana Lagonegrese ed eseguiti dall’Impresa FLORIO Costruzioni di Lauria, nell’attuale fase di campagna scavi proposta dalla Soprintendenza Beni Ambientali e Architettonici della Basilicata, sono venuti alla luce importanti reperti archeologici, utili a riscrivere la storia del sito più antico della città di Lauria.
Infatti la zona del Castel Ruggiero, sito medioevale per eccellenza, è per certi versi un incognita, data la scarsità delle notizie fin ora conosciute e le varie ipotesi formulate dagli studiosi.
Le sepolture antiche e le strutture preesistenti al santuario possono riscrivere la storia di questo sito, fondamentale per i laurioti.

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monete diritto 
                             monete diritto

monete rovescio

                             monete rovescio

Geom. Francesco FITTIPALDI – Capo Tecnico della Soprintendenza B.A.A.


Mappa realizzata da Francesco Car. Classe IV B
 

Lauria: convento dei Cappuccini

Finalmente una giornata di sole! Abbiamo ripreso le visite didattiche nelle chiese di Lauria. L’undici maggio siamo stati al convento dei Cappuccini nel rione superiore.
al convento

 Siamo arrivati al convento alle 9:00. Davanti al convento c’è una grotta con la Madonna di Lourdes.
Ci ha accolto Padre Tito, ci ha fatto accomodare in una sala e ci ha raccontato che il convento è stato fondato nel 1619 circa. Ci ha parlato dell’ordine dei francescani e del suo fondatore San Francesco. San Francesco ha istituito tre ordini: il primo è dei frati francescani, il secondo delle clarisse e il terzo ordine dei secolari al quale possono appartenere sia gli uomini che le donne. Santa Chiara è stata la prima suora francescana, poi Santa Elisabetta e San Ludovico hanno seguito l’ordine di San Francesco. Una volta i frati entrando in convento cambiavano il nome, ora non lo cambiano più.
Padre Tito aveva preparato un vassoio con un pezzettino di pane e salame, lo ha benedetto e poi ne ha dato un pezzettino ad ognuno di noi insieme ad un bicchiere di aranciata.
Ci ha raccontato della sagra del piede di maiale. Ogni anno al convento si raccolgono i piedi di maiale, li forniscono i macellai, le persone del posto e gli stessi monaci girano per il paese a raccoglierli. Quest’anno ne sono stati raccolti 4000. Vengono lavati, salati, fatti asciugare, tagliati in quattro pezzi l’uno e messi nell’aceto. Il giorno della festa di Sant’Antonio, il tredici giugno, si distribuiscono ai fedeli insieme al pane e ad un bicchiere di vino.
piedi di maiale

Dopo ci ha fatto visitare la chiesa e ci ha parlato dei Santi e degli affreschi che ci sono. Ha detto che gli affreschi, tutti molto belli, sono di autori ignoti. Il soffitto della chiesa è ricco di immagini che riproducono scene della vita di Sant’Antonio. Questo convento è l’unico che ha conservato la struttura originale.
Siamo passati poi nella sacrestia dove c’è un mobile molto antico e poi nel cortile. Abbiamo visto la magnolia che è stata piantata durante l’anno del giubileo del 2000 e tanti piedi di maiale appesi al soffitto del laboratorio dove li stanno preparando per la sagra del 13 giugno.
Padre Tito ci ha detto che tempo fa c’erano più frati nel convento e riuscivano a coltivare da soli tutto il giardino. Ora sono in pochi e ricorrono all’aiuto di altre persone. Guardando il boschetto in fondo al giardino padre Tito ha ricordato la leggenda del frate che voleva vedere la Madonna e l’ha raccontata.
Molti anni fa il convento rischiava di chiudere per mancanza di monaci, per fortuna c’è stato sempre qualche monaco.
Abbiamo visitato il refettorio dove i monaci pranzano e cenano, poi abbiamo visto la cantina e il ripostiglio. Di fronte al refettorio c’è la cucina dove alcune persone stavano preparando il pranzo.
La giornata del frate francescano è molto ricca di attività. Padre Tito ci ha raccontato che loro si alzano alle quattro di mattina, pregano, studiano, leggono tanti libri e quando vanno i poveri al convento li accolgono e danno loro da mangiare ed accolgono anche le persone che vanno da loro solo per parlare.
Nel refettorio ci sono due affreschi molto belli e una mappa del 1500 che indica tutti i conventi francescani in Basilicata di quel periodo. 

diffusione dei cappuccini nel 1500 in basilicata

Nel convento c’è un monaco molto anziano, Padre Gregorio, era in chiesa a pregare quando, durante la seconda guerra mondiale, cadde una bomba sul convento.
Siamo passati attraverso un corridoio e siamo arrivati al chiostro al centro del quale c’è un pozzo che prima serviva per raccogliere l’acqua da usare al convento.
Ci ha mostrato le camere che prima non si potevano visitare per la clausura.
Sul muro vicino al portone abbiamo notato una cassetta con un dado. Il frate ci ha spiegato che si tratta di un gioco. Si tira il dado, si legge il numero, si consulta un elenco e al numero corrispondente c’è scritto per chi si deve pregare durante il giorno.
Il viaggio all’interno del convento è finito, abbiamo ringraziato Padre Tito e siamo ritornati a scuola.
Durante il percorso abbiamo visto il santuario della Madonna Assunta .Sarà  la nostra prossima tappa!!


all'Assunta

Classi IV A e IV B plesso G. Marconi

Lauria: Chiesa Madre

Il 15 Ottobre 2008 siamo andati  in chiesa. Ci ha ricevuto il parroco Don Francesco Sirufo. Ci ha portato nell’ archivio dove si conservano molti documenti di vario tipo.
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Uno di questi documenti è un registro (lezionario)  sul quale venivano annotate tutte le entrate e le uscite della chiesa . La copertina del registro è di pelle di pecora.
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Don Francesco ci ha fatto vedere anche i libri della liturgia. C’ era scritta la messa in latino con lettere grandi . Il libro della liturgia serve per celebrare la messa e viene chiamato per questo: messale.

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Abbiamo visto anche una lettera del Papa Benedetto XIV  che era stata usata come copertina per un altro libro.
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Poi abbiamo visto un libro che si chiamava lituario, e il libro del primo processo per la beatificazione del Lentini. Era del 1829, un anno dopo la morte del sacerdote avvenuta nel febbraio del 1828.

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Ci ha fatto vedere ancora il registro del battesimo. In quel registro risulta il giorno in cui ognuno di noi, residenti in Lauria, siamo stati battezzati, il nome dei genitori e dei padrini. Accerta la nostra identità storica di cristiani. Inoltre in sacrestia ci sono anche i registri di battesimo dei nostri genitori, nonni e bisnonni.

registro delle nascite

Dopo siamo usciti dalla sacrestia ed abbiamo visto la balaustra datata al 1616.
balaustra

Abbiamo visto ancora gli epigrafi scritti sulle lapidi che coprivano le fosse comuni in chiesa. Infatti prima dell’editto di Napoleone, i morti si seppellivano in chiesa in fosse comuni. Le famiglie nobili avevano la loro fossa con sopra le lapidi che abbiamo visto.
lapide

Infine vicino all’ingresso abbiamo visto la fonte battesimale dove abbiamo ricevuto il sacramento del Battesimo.

fonte battesimale

Classi IV  A e IV B Plesso G. Marconi