Carnevale in Lucania

Gli antichi riti del carnevale sono ancora vivi, soprattutto nei piccoli centri della Basilicata. Una volta rappresentavano una delle rare occasioni di svago e divertimento, dando anche luogo al pretesto di mangiare un po’ meglio. Oggi sono occasione di riscoperta di riti e tradizioni fortunatamente sopravvissuti al modernismo ed alle ondate di emigrazione che hanno rischiato di svuotare i paesi della propria anima.
Il freddo pungente accompagna allegoriche figure carnascialesche in corteo per le vie dei piccoli centri, per culminare spesso con il rogo propiziatorio del carnevale.

A San Mauro Forte, dopo i festeggiamenti in onore del Santo protettore, l’inizio del carnevale è segnato dalla sfilata dei portatori di campanacci che fino a notte fonda percorrono le viuzze del paese, rinpinguati con salsicce, taralli, focacce e vino locale (15-16-17 gennaio).

A Tricarico le maschere tradizionali dei tori e delle vacche, vestite di nero con drappi rossi le prime, e di bianco con drappi colorati le seconde, girano per il paese per la questua accompagnati dal massaro. Il rimando alla transumanza dei bovini che per centinaia di anni hanno attraversato Tricarico, è palese. Anticamente gli animali venivano condotti alla chiesa di Sant’Antonio Abate per compiere tre giri attorno e ricevere la benedizione dal prete. Questo rituale aveva anche uno scopo propiziatorio: esorcizzare il passaggio dell’inverno ed invocare l’arrivo della primavera. Oggi, le maschere di tori e mucche mimano ancora una vera e propria transumanza che attraversa il paese, sfuggendo al controllo del massaro per tentare l’accoppiamento.
Il martedì grasso il pupazzo del Carnevale viene bruciato nella piazza, e il fumo del rogo si confonde con il profumo della salsiccia alla brace venduta per strada.

Risale al 1300 invece il carnevale di Cirigliano. Questa volta troviamo il corteo delle maschere dei mesi e delle stagioni che, insieme a preti e pastori, accompagnano “Quaremma” nel corteo funebre che segue la bara del Carnevale. I campanacci richiamano anche qui alla mente la cultura pastorale dei paesi lucani.

Ad Aliano invece, il paese del confino di Carlo Levi, nell’ultima domenica di carnevale è di scena “la frase“, ovvero una rappresentazione sarcastica con riferimenti a fatti e personaggi reali. La maschera Cornuta, tradizionale di Aliano, è un riferimento alla cultura contadina: mutandoni con finimenti di muli e cavalli appesi, cinturoni di crine di cavallo e mascherone di argilla e cartapesta dai grossi nasi e penne di gallo a mo di capelli, sono figure grottesche e diaboliche dall’origine atavica.

Pietrapertosa, deliziosamente incastonata fra le Dolomiti Lucane, ha preservato anch’essa, nel suo isolamento, un’antico carnevale. Il suono della cupa-cupa, durante tutto il periodo di carnevale, segna l’arrivo di gruppi di maschere per la tradizionale questua di dolci e salsicce. Il martedì grasso i festeggiamenti culminano con il processo al Carnevale che, punzecchiato dal Diavolo con il volto nerofumo e corna caprine, e rimpianto da sua moglie Quaremma, viene inesorabilmente condannato al rogo. La sagra della Rafanata, tortino tipico del carnevale a base di patate e rafano, chiude i festeggiamenti.

Originale invece i riti del carnevale di Satriano, dove le maschere tradizionali sono principalmente ispirate al tema dell’emigrazione. Oltre all’orso, infatti, i personaggi sono l’emigrante arricchito, che ha fatto fortuna altrove ma non si identifica più con la cultura del suo paese, e il romita, il povero paesano che invece è rimasto nella propria terra e, indigente ma felice, si esibisce in un ballo liberatorio.

Il Carnevalone di Montescaglioso, con le sue maschere anticamente realizzate con pelli di animali e juta, oggi con materiali più “attuali”, culmina con la sfilata del martedì grasso. Anticipa la sfilata la maschera della parca, che fa volteggiare il fuso fra la gente. Simbolo dello scorrere del tempo e della morte che si avvicina inesorabile, il fuso crea scompiglio e “paura”. “Quaremma”, vestita di nero, porta in braccio un neonato, mentre la carriola che trasporta il Carnevalicchio serve a raccogliere le offerte. I cucibocca, con i loro spilloni, “invitano” minacciosi all’offerta. Un frastuono di campanacci, simbolo sempre delle antiche transumanze, accompagna il corteo, scacciando la malasorte. In chiusura il Carnevalone, che silenzioso si lascia trasportare su un asino. La sua ultima ora sta per arrivare, e non ha voglia di parlare.

I piatti della tradizione condiscono questa festa grassa di sapori e ricordi del passato, quando il carnevale coincideva con l’uccisione del maiale. Ecco perchè molte delle ricette tipiche hanno come base il maiale: i calzoni ripieni di zucchero e ricotta, accompagnati dalle orecchiette, vengono infatti conditi con il sugo di maiale. Oppure un piatto di maccheroni di tutti i tipi: strascinate, maccheroni al ferretto, cavatelli,.. sempre con sugo di maiale, a sottolineare le follie di una festa come il carnevale. Anche il sanguinaccio, dolce cremoso, ha come base il sangue del maiale.
Ritagli irregolari di pastafrolla fritta e spolverati di zucchero al velo sono il dolce della ricorrenza: le chiacchiere, oppure una torta ripiena di ricotta e condita con ciò che c’è a disposizione (cioccolato, polvere di caffè, cannella,…), o le classiche castagnole.

Le Maschere del Carnevale Satrianese:
Il Carnevale Satrianese è considerato uno degli ultimi riti arborei sopravvissuti nella loro integrita’, prevede la presenza di alcune maschere ricche di simbolismi; il “romita”, avvolto e rivestito di ramoscelli di edera, raffigura il Satrianese rimasto, nel suo paese natio, mentre, “l’orso”, coperto di pelli di pecora o di capra, l’emigrante che ha fatto fortuna lontano dalla sua terra e che torna per questo rivestito di pelli pregiate. Nel paese abbondano i colori, i suoni e gli scherzi tipici del carnevale Lucano. Alla manifestazione del carnevale di tradizione Lucana partecipano anche i “Campanacci” di San Mauro Forte con le gigantesche campane di realizzazione artigianale, un rumore cupo, fragoroso, as­sordante pervade le strade ed i vicoli. Un gruppo numeroso di uomini di ogni età, dunque, girano rumorosamente per le strade del paese, insieme al “romita” e “l’orso”, provvisti di enormi campani armentizi. che essi suonano, tenendoli abilmente tra le gambe. A tutto questo si aggiunge la terza maschera della cultura Satrianese la “quaresima” che porta sulla testa la piccola culla nella quale riposa il Carnevale finito. La tenebrosa donna vestita di nero, in contrapposizione alle vivaci maschere, ha un particolare significato che sente la propria terra ancora troppo staccata e abbandonata rispetto alle altre città. Essa è stata ed è una maschera molto diffusa e sentita, ma esprime una sofferenza a lungo vissuta e nascosta. Quella culla é simile a quelle utilizzate dalle mezzadre per mettere i loro bambini e portarli in testa in campagna, durante il lavoro nei campi, in quella che é stata la dura, difficile vita Satrianese. Da anni ormai è consolidato nel carnevale Satrianese la rappresentazione del “matrimonio”: una particolare rivisitazione del giorno più bello degli innamorati, dove però è rigorosamente richiesto lo scambio dei ruoli, cioè: l’uomo deve rivestire il ruolo della sposa e la donna la parte dello sposo. Al corteo nuziale partecipano decine e decine di figuranti. Dopo la maschera della donna triste Satrianese e lo strano matrimonio, si rivarca il confine Satrianese e si ritorna nella provincia di Matera precisamente a Montescaglioso con i “cucibocca”: Le grandi comunità contadine che per secoli hanno sofferto il peso del latifondo, hanno maturato nel profondo della propria identità riti e tradizioni mutuate dai tempi più lontani. Tra i riti gelosamente conservati a Montescaglioso, una festa, unica in tutto il Meridione, dedicata ai bambini. Le origini e le motivazioni si perdono nella notte dei tempi. Misteriose figure vestite di scuro, mantello o vecchi cappotti, in testa un cappellaccio o un disco di canapa da frantoio, il viso incorniciato da folte barbe bianche. Al piede una catena spezzata che striscia sul selciato con un sordo rumore. Bussano alle porte e chiedono offerte in natura. In mano un canestro con una lucerna ed un lungo ago con cui minacciano di cucire la bocca ai bambini. Scompaiono nel buio con l’avanzare della notte. L’evento è di principale richiamo anche per i centri vicini, è il Carnevale di Satriano, esso è considerato uno degli ultimi riti arborei sopravvissuti nella loro integrità. A dispetto di una dimensione lucana atavicamente sfilacciata, si registra, oggi, una velata spinta sociale verso un rinnovamento, una più attiva modernizzazione e quindi un cambiamento strutturale, in un momento in cui si avverte in forme sempre più acute il distacco fra masse e politica, fra popolo e rappresentanze politiche. Un divario che può essere colmato con un unico ponte di comunicazione: la Cultura ed il folklore delle radici.

ClasseVB Plesso G. Marconi

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2 Risposte

  1. Mi Ricordo Questo Lavoro!!!! 🙂 🙂 😀

  2. bene, mi fa piacere!!!!

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