L’oro della Basilicata

Il petrolio è una miscela naturale di idrocarburi soprattutto carbonio e idrogeno. Si estrae dai giacimenti che si trovano nella crosta terrestre, a una profondità compresa tra poche decine e diverse migliaia di metri.
Si forma sotto la superficie terrestre per decomposizione di organismi marini e di piante che crescono sui fondali oceanei.

La presenza e lo sfruttamento del petrolio in Italia è molto antico e risale ai tempi dei Romani, infatti le estrazioni petrolifere naturali nell’ Appennino erano sfruttate come combustibile.


Il petrolio viene portato in superficie dalla pressione dei gas sotterranei o mediante pompe; viene poi raccolto in serbatoi trasportato per mezzo di oleodotti o petroliere nei luoghi di lavorazione. Dopo che è stato estratto viene trattato con sostanze chimiche e calore per eliminare l’ acqua e le particelle solide in esso contenute e per separare il gas naturale residuo. Viene poi immagazzinato in serbatoi di smistamento, da dove viene trasportato alle raffinerie mediante tubazioni.


I prodotti che si ottengono dalla sua raffinazione sono: benzina, cherosene, oli per motori diesel, oli per riscaldamenti lubrificanti, oltre ad una serie di prodotti petrolchimici.
Il nome petrolio deriva dalla parola latina petroleum cioè “ olio di roccia”.Viene detto “oro nero” per la sua importanza mondiale.

L’ accordo di programma quadro fra regione Basilicata ed ENI

Per affrontare il delicato problema dell’estrazione petrolifera in Basilicata bisogna fare l’analisi dell’aspetto istituzionale e della contrattazione negoziata fra Stato, Regione e Compagnie petrolifere.

Sono adottati infatti, per il progetto di sfruttamento del petrolio, il contratto di programma quadro per determinare i rapporti tra regione Basilicata e compagnie petrolifere e l’intesa istituzionale di programma tra Regione e Governo centrale.

La risorsa petrolio assume ruolo di misura e di verifica dei rapporti tra Stato, Regione ,Enti Locali e compagnie petrolifere. Ognuno di questi soggetti ha un ruolo e propone distanze e progetti che manifestano i diversi interessi che essi rappresentano.

Lo STATO ha il compito di controllare che le compagnie petrolifere rispettino le prescrizioni della legge sul pagamento delle ROYALTIES (diritti minerari versati dalle compagnie allo Stato, Regione e Comune ), e di rispettare esso stesso gli adempimenti in materia di tutela e salvaguardia del territorio dai rischi derivanti dall’attività petrolifera.

Gli ENTI LOCALI hanno l’occasione di operare come centri promotori dello sviluppo. Le COMPAGNIE PETROLIFERE devono impegnarsi ad integrare le loro attività con azioni di esplicitazioni di tutti i programmi dell’attività mineraria, promozione dello sviluppo dell’attività economiche e occupazionali e minimizzazione degli impatti ambientali.

Il CONTRATTO DI PROGRAMMA QUADRO, stipulato il 18 novembre del 1998 per l’estrazione di idrocarburi nella Val D’Agri, definisce i punti verso cui far convergere le azioni concordate tra  Regione e compagnie petrolifere. In precedenza l 19 luglio 1996 si era già concordata la stesura di un accordo tra Regione e ENI.

Nell’ottobre dello stesso anno si è composta una bozza più volte revisionata e corretta il 18 marzo 1998 si sono discusse le bozze di protocollo di intesa e si sono stilati una serie di impegni fra la regione Basilicata e l’ENI. Quest’ultima voleva rimuovere infatti il ricordo di una industrializzazione fallita ad opera dell’ ENICHEM in Val Basento. Dopo vari disappunti delle differenti parti in causa e mancanza di accordi definitivi, il 13 giugno 1998 si e giunti alla firma del Verbale d’intesa fra ENI e regione Basilicata.

I pareri e i commenti successivi alla firma dell’Intesa sono stati rivolti ai RISCHI del patto con l’ENI per l’impreparazioni della Regione sull’ambiente per la salvaguardia del sistema economico, per la ricaduta occupazionale, per la possibilità di infiltrazioni di criminalità organizzata.

DAL VERBALE  SI E’ POI PASSATI IL 18 NOVEMBRE, ALLA FIRMA DELL’ACCORDO

L’attività petrolifera in Basilicata

La nostra Regione grazie alle ingenti risorse di greggio presenti nei confini Lucani già nel 1997 figura con un discreto merito. Infatti nel 1997 sono stati prodotti oltre 11 000 barili al giorno di petrolio corrispondenti a circa il 10% di tutta la produzione italiana ed entro la fine del 2002 la metà dell’intera produzione nazionale è stata assicurata dallo sviluppo del PROGETTO IN VAL D’AGRI.

Nella Val D’Agri già nel 1937 era stata rilevata la presenza di un piccolo giacimento a Tramutola;  fra il 1939 e il 1947 incomincia una modesta produzione di olio, petrolio e gas dai primi pozzi perforati.

Nel dopoguerra si registra una diminuzione di interesse per le ricerche e lo sfruttamento, ma, negli anni ‘80, dopo un programma di ricerca profondo si ottengono successi incoraggianti e vengono sfruttati i giacimenti di monte Alpi, di Cerro Falcone e della Tempa Rossa. Per la prima lavorazione del greggio si costruisce il centro olio a Viaggiano  nel 1996.
L’importanza dei giacimenti rinvenuti  attira molte società internazionali. Oggi si distinguono due aree di produzione ad olio nella zona: la Val d’Agri e la Tempa Rossa.

Il giacimento Val d’Agri, scoperto nel 1981, è costituito da tre concessioni: VOLTURINO, CALDAROSA e GRUMENTO NUOVA.

La produzione è andata man mano aumentando fino a raggiunger i 45.000 barili al giorno.  Tale traguardo è stato possibile per il numero di pozzi completati  nel 2005.

L’ENI ha eseguito le prove funzionali necessarie per mettere a punto l’oleodotto;  due mesi di test  per verificare, con l’immissione di petrolio nella condotta, che tutti i sistemi di sicurezza e di tutela ambientale erano in efficienza così da poter avviare l’esercizio definitivo.
Per garantire la sicurezza dell’ impianto è stato applicato un sistema a “doppia barriera”ed è stato predisposto un piano operativo che individua gli interventi tecnici da effettuare. Se il sistema di ripristino dovesse fallire entra in funzione un dispositivo che blocca la produzione. Per la realizzazione dei pozzi si usano tecniche avanzate. Nell’ accordo firmato dall’ ENI sono previste delle iniziative di rimboschimento di valorizzazione del PARCO NAZIONALE DELL’APPENNINO LUCANO e di riqualificazione e adeguamento antisismico dei centri storici dei comuni interessati al progetto. Oltre1000 persone provenienti dal 50% dalla Basilicata sono stati occupati nella realizzazione dei progetti. Con la produzione  a regime il personale impiegato dall’Eni è di circa 90 addetti. Tra l’occupazione diretta e indiretta l’accordo prevede lavoro per almeno 3000 addetti. Il giacimento Tempa rossa, che si trova nella valle del Sauro presenta interessanti prospettive di sviluppo e coltivazione di oli pesante. Il petrolio situato in Basilicata può portare un contributo benefico considerevole all’economia Italiana in generale e di contribuire alla riduzione della fattura energetica.

Alunni della classe V plesso Walter Limongi I Circolo Lauria


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