La Pasqua al tempo dei nonni

La Pasqua si festeggiava in famiglia. Si partecipava ai riti religiosi. Il giovedì santo si andava in chiesa per assistere al rito della lavanda dei piedi e per ascoltare la messa. Si assisteva poi al rito dell’ultima cena , il sacerdote rappresenta Gesù che consacra il pane e il vino che diventano il sangue e il corpo di Gesù.

Il venerdì si partecipava alla via Crucis, una processione che ricorda i momenti della passione di Gesù, poi si andava nelle chiese a visitare i sepolcri. Il sabato santo si partecipava oppure si assisteva alla processione , alle dieci tutte le chiese , dopo aver acceso sul sagrato della chiesa un falò, suonavano le campane a distesa per annunciare la resurrezione di Gesù e la gente ovunque si trovasse si prostrava baciando la terra. Dopo questo momento tutti i bambini gioivano perché finalmente potevano mangiare i biscotti e i taralli che i giorni precedenti le mamme avevano preparato nelle case. I bambini andavano in giro per le case del rione con un cestino chiedendo le uova agitando nelle mani rumorosi campanacci. Nelle case preparavano i letti con le lenzuola ricamate,  coperte di seta e al centro mettevano le uova, che poi il prete avrebbe preso,  oppure il dolce tipico di Pasqua “lu panar “ in attesa che il prete passasse per la benedizione della casa. Il giorno di Pasqua ci si recava a messa con il vestito buono e poi le famiglie si riunivano a casa per il pranzo di Pasqua.

La processione del Sabato Santo

Partecipavi alla processione del sabato santo

Si, alcuni di noi partecipavano come figuranti chi faceva l’ancella, chi la Madonna, chi il legionario , il nonno di Irene suonava la tromba nella banda; altri partecipavano come spettatori.

Come si vestivano i figuranti ?

I personaggi si vestivano con abiti diversi da quelli di oggi. Erano semplici vesti bianche come quelle dei preti e si sfilava per il paese portando sulle spalle la croce e la statua della Madonna Addolorata. Inoltre c’erano i bambini che suonavano le “troccole”e quelli che portavano i ramoscelli di ulivo. I soldati indossavano i calzari e le armature del tempo romano. Altri figuranti indossavano cappucci e vesti bianche. I costumi erano conservati nelle parrocchie.

Quali dolci si preparavano ?

Si preparavano piatti a base di verdura e di carne :” lù vrret ’ “il tipico pane di Pasqua con semi di finocchio selvatico “ lù p’ccilatidd “ , molti però facevano il digiuno pasquale. Si preparava come dolce la “scarcedda “, un grande biscotto a forma di cesto “lù panar”e la bambola “la pup “.L’impasto era fatto di farina, zucchero , uova, latte , e olio e si formava un biscotto  a  forma di cestino. Al centro si metteva la mostarda e sopra si sistemava l’uovo crudo che durante la cottura diventava sodo e poi il tutto veniva ricoperto con una glassa di zucchero montata con l’albume “ lù c’ lepp “. La “pup “, la bambola per le bambine era fatta con lo stesso impasto ed era ricoperta di granelli di zucchero colorato “la s’ mndell”. Questi erano i dolci dei bambini perché a quei tempi non c’erano le uova di cioccolata . Le uova che ricevevano i bambini erano sode , venivano colorate con il carbone “lù t’ zzon “ e mangiate il giorno di Pasqua; altre uova venivano colorate e messe in un cestino con il nome di ogni bambino .

I falò di San Giuseppe: intervista ai nonni


Perchè si facevano i fuochi a San Giuseppe?

Si facevano i fuochi per festeggiare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera. In cima al falò “lu casazz “ veniva issata una bambola che simboleggiava l’inverno. Se la bambola bruciava tutta d’un colpo ci sarebbe stata un’annata brutta; se invece bruciava lentamente ci sarebbe stata un’annata buona.

Si preparava qualche dolce o piatto particolare?

Si preparavano piatti a base di legumi , ravioli con la ricotta dolce, pizze con la ricotta salata, zeppole con la crema.

Quanto tempo prima si iniziava la preparazione del falò ?

La preparazione del falò iniziava un mese prima. Ogni rione organizzava il proprio falò e si faceva la gara a chi riusciva a farlo più grande. Gli uomini e molti ragazzi andavano nelle vigne a raccoglievano “ r’ zeppr “cioè tralci delle viti che erano state potati. Si raccoglievano i rami degli alberi potati “r’ troppl” pezzi di albero tagliato . Si caricava la legna e le fascine sui “train” carretti e si trasportavano in paese. Durante il pomeriggio della festa si preparavano i falò accatastando le fascine sui pezzi degli  alberi tagliati .

Le donne preparavano “la pup “, la bambola di pezza piena di petardi   “i trun “.

“La pup “ che si metteva sul falò rappresentava l’inverno che bruciava, scoppiava e andava via per lasciare il posto alla primavera , inoltre rappresentava la purificazione degli spiriti maligni. La sera si accendeva il falò e grandi e piccoli si radunavano intorno festosi e le donne recitavano il rosario . Quando il fuoco era consumato e rimaneva solo la cenere ogni persona ne portava un po’ a casa come benedizione del Santo.

Carnevale nella nostra scuola

Oggi noi abbiamo festeggiato il Carnevale nella nostra scuola,ci siamo divertiti e abbiamo cantato e ascoltato musica…

Abbiamo cantato una canzone che parla di una zanzara che voleva fare un viaggio in Italia e ad un certo punto ha incontrato un’ altra zanzara che era un esperto ballerino di tango…questa canzone si chiama Zanzara tango

Classe 5B e 5A

I detti di Carnevale

Zizz’, zizz’, zizz’, ramm’ n’ pok’r’ sav’zijzz; s’n’ m’n’ vù rà, k’s’ pòzza strafucà.

Zia zia zia dammi un po’ di salsiccia: se non me ne vuoi dare che si possa strafocare

Karn’ val’, chijn’ rùnt’, krammatijn’ facijm i kunt, r’ facijm’ k’la penn’, Karn’ val t’ pòzz’n mbenn’

Carnevale pieno di unto, domattina facciamo i conti, li facciamo con la penna, Carnevale possano impiccarti

T’ s’ fatt’ lu ricc l’mbrond ma s’ figl’r’ zappator’ pigl’ la zapp’ e va a zappà, zapp’,zapp,.!!!
lLe ragazze si vestivano da signora ricca e si facevano i riccioli (boccoletti) sulla fronte recitando una cantilena.

Ti sei fatto il ricciolo in fronte, ma sei figlia di zappatore, prendi la zappa e vai a zappare zappa zappa !!

Bona ser’ patròn r’ la cas’, ramm l’uv’ ca m’ai’ prumis

Ntoppch’, ntroppch’ a lu scannidd ramm’ l’uv e lu p’cc’ latidd: – S’ manc’ m’lu vù rà, ch’t’ pozza’ strafucà.

Buonasera signore della casa dammi l’uva che mi hai promesso sbatti e inciampi allo sgabello, dammi l’uva e il pane di Pasqua- Se non me lo vuoi dare che ti possa ingozzare.

lNa cupa cupa ven’ ra Salern’ a la sav’ zijzz fa v’ nì i virm ‘
lVeng’ ra mont’M’lone so’ nu vecch ‘ cu lu baston’ s’ n’ m’ n’ vù ra’ na cosa bon’ t’ romb r lastr cu lu baston.

Vengo da MonteMilone sono un vecchio con il bastone se non mi vuoi dare una cosa buona ti spacco i vetri con il bastone

Carn’val’/ Carnevale

Quann jer’ carn’val’, a quirj’ timp’,

ch na bella faccia tost

s’v’stivn picc’l e gruss

e scivn ‘ndor’ stranj’ e parìnt

a fa qualche scherz, nu ball o a cantà na filastrocch.

P’ r’ cavà na còs’ ra mett’ndò la vocch

s’acc’ttav r’ tutt, ma ‘ndò s’ faciv’ mìr’ jer’la savzizz

e s’ stuzzcan lu padròn’

ch” zizz zizz zizz r’ann nu cap’ r’ savzizz,

e s’mangh n’ lu vu rà, ch s’ pozza ‘mbractà,

e s’ lu raj’ e mangh jè bun’, ch t’n’puzz scì r’ tùun!”

lu padròn’ tutt ‘mpaurùt’, n’ p’gliav lu megl’cap’

e n’reiv:”figl’ mij’, mangiatvill ‘ngrazj’r’ Dij”!

S’ r’ngraziav ch doj’ caramell

p’gliat’ ra ‘ndò la sacch r’ la vandèr’

e s’ lassav la bonasèr’.

quann avivn accuvt na bella m’rcanzìj’

s’ chiuriv la s’ rat in allegrij’ ch tutt la cumpagnij’.

Quando era Carnevale a quei tempi,

con una bella faccia tosta

si vestivano piccoli e grandi

e se ne andavano nelle case dei vicini e parenti

a fare qualche scherzo, un ballo o a cantare una filastrocca.

Per ricavare una cosa da metter in bocca

si comperava di tutto, ma dove si faceva la mira era la salsiccia

e si stuzzicava il padrone

con ” zizz zizz zizz dacci un capo di salsiccia,

e se non ce la vuoi dare, che si possa infracidire

e se ce la dai e non è buona, che tu possaimpazzire!”

Il padrone tutto impaurito, ci prendeva il capo migliore

e ci diceva ” Figlio mio mangiatevela in grazia di Dio”!

si ringraziava con due caramelle

prese nella tasca o nel grembiule

e si lasciava la buonasera.

Quando avevamo raccolto abbastanza roba

si chiudeva la serata in allegria con tutta la compagnia.

CLASSE V B ” MICHELE PREZIUSO ” RIONERO IN VULTURE

Carnevale a Rionero in Vulture

Un tempo il Carnevale nel nostro paese era una festa molto sentita da grandi e piccoli. I preparativi cominciavano molto tempo prima e consistevano nella preparazione di carri tematici che sfilavano lungo le  vie del paese. Una parte attiva nella realizzazione di queste sfilate veniva ricoperto dalla scuola. Per ricostruire alcune fasi della nostra tradizione relativa al Carnevale abbiamo ricercato delle vecchie foto e dei video di alcuni periodi storici.

Carnevale inizi anni ’60

Carnevale 1964

Carnevale anni 80-90


Carnevale Rionerese 13 03 1988

“L’Arrivo in Piazza XX Settembre”

Attualmente il Carnevale, ha perso gran parte dell’importanza di un tempo e consiste solo in qualche travestimento privato o in iniziative assunte da enti pubblici, quali la Proloco, o  da associazioni culturali del posto tendenti a far conoscere e valorizzare gli usi e costumi del passato.

Carnevale 2009

Antichi reperti archeologici

In questi ultimi giorni si è diffusa nel nostro paese la notizia di ulteriori ritrovamenti archeologici nella zona Torre degli Embrici. Invitati dall’amministrazione comunale la nostra classe, insieme ad altre classi di quinta, si è recata in questa zona per rendersi conto di questo evento e per conoscere meglio la civiltà romana, anche in concomitanza con lo studio in storia di questa epoca.

Il Vulture in epoca romana

Intorno al 291 a.C. le popolazioni del Vulture furono sottomesse dai Romani che fondarono una delle più floride colonie a Venosa. Quest’ultima per la sua posizione geografica strategica, infatti, rappresentava un importante centro di comunicazione delle Puglie con la Lucania e dei Sanniti con Taranto.

Reperti romani di Venosa

Rionero era un “pagus” Venosino. Sicuramente era un centro strategico di raccolta delle truppe romane che in questa zona facevano i loro approvvigionamenti alimentari e si nutrivano dei prodotti della zona, tra cui carni di maiale tritate e conservate nelle budella dell’animale, dette dai romani le “lucanine”, le odierne salsicce. Importanti ritrovamenti archeologici confermano questa tesi.
Infatti, in contrada Serra S.Francesco, Cappella Priore e Padulo sono state riportate alla luce monete, sigilli in bronzo, mottoni con bolli, oggetti vari, ceramica a figure rossa, spiedi e candelabri in piombo appartenenti al V° secolo a.C. Nella zona di Rionero sono stati, inoltre, individuati alcuni resti di strutture tipiche dell’architettura romana tra cui Torre degli Embrici.

Torre degli Embrici

Torre degli Embrici è un insediamento agricolo termale, risalente al periodo romano, tra fine dell’età republicana e l’inizio dell’età imperiale (dal I al IV secolo d.C.). La villa patrizia era fornita di un calidarium, un tepidarium con annessa fornace, una fontana con vasca alimentata da fistulae di piombo circondata da murature. Sono state rinvenute diverse strutture appartenenti a vari ambienti, con fontana a nicchie e vasche, 28 monete di bronzo ed argento, coltelli ed utensili, armi in ferro, anfore da trasporto di produzione africana, monili in pasta vitrea e bronzo, frammenti di vasi di vetro, intonaci policromi ed elementi architettonici in marmo,abbondanti frammenti di intonaco dipinto, ceramica comune e dipinta, a pasta grigia, sigillata italica ed africana, a vernice nera, due lucerne intatte indicano la data del I secolo d.C., la presenza di piccole tessere suggeriscono la presenza di mosaici. Molto interessante è una statua acefala in marmo di Afrodite, copia di originali ellenistici risalenti alla scuola di Prassitele.
L’obiettivo dell’Amministrazione Comunale è di realizzare un Parco Archeologico.

Classe V B