QUALCOSA SU… IGLESIAS (classe 4ª A)

Iglesias è la nostra città, una bellissima città. É delimitata a Nord dal monte Marganai, ricco di vegetazione, dalle zone di Oridda con le quali forma un complesso montuoso molto importante, chiamato “massiccio del Linas”. Sempre a nord troviamo i laghi di Gennarta e di Bellicai, le colline di S. Angelo, Buon Cammino e Is lois. A Sud-est si estende la pianura del Cixerri, molto fertile e ad Ovest il mare con la spiaggia di Fontanamare e Masua.  

Panorama di Iglesias

Il centro abitato sorge su un piano inclinato delimitato dal colle di Salvaterra dove si trova l’omonimo castello, dal colle di Buon Cammino, su cui sorge la chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino e dal monte Altari. Il clima è mite e temperato, il paesaggio è costituito da verdi vallate, orti, giardini, parchi naturali e minerari, una zona costiera con spiagge e stagni.  Iglesias si caratterizzava come città mineraria tanto che nel 1872 sorse  la scuola mineraria “Giorgio Asproni” che aveva il compito di istruire i capi. Oggi però tutte le miniere sono chiuse e per valorizzarle è stato istituito il “Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna”, il primo al mondo. L’UNESCO ha dichiarato i territori minerari patrimonio dell’umanità.    

Scuola Mineraria ieri

Scuola Mineraria oggi

Decidiamo di iniziare il nostro viaggio visitando il complesso di archeologia mineraria di Monteponi. In questa miniera, che si  trova vicinissima alla nostra città, si estraevano piombo, zinco e argento già in tempi antichi; i Fenici, i Cartaginesi e i Romani sfruttarono a lungo le nostre miniere.  

 All’inizio dell’anno scolastico abbiamo deciso di conoscere in modo approfondito la nostra cittadina che a noi pare bellissima.   

La presenza di fronte alla nostra scuola dell’istituto minerario ha catturato la nostra attenzione e ci ha invogliato a  documentarci su un aspetto molto importante di Iglesias:   LE MINIERE.

Iglesias anticamente era una città mineraria  molto importante, infatti le sue vicende economiche sono  state legate allo sfruttamento dei numerosi giacimenti metalliferi di argento, pirite, rame, piombo e zinco, ormai inattivi. 

Una ricchissima raccolta di rocce minerali  e materiali archeologici è custodita nel locale “ Museo di  mineralogia e paleontologia” ospitata negli edifici della scuola Mineraria.  

Inizia la nostra scoperta delle Miniere

Arrivato il momento di visitare la galleria, siamo saliti sullo scuolabus allegri e curiosi. Giunti a destinazione ci hanno accolto le guide che ci hanno condotto in una stanza dove abbiamo indossato dei caschi bianchi obbligatori per ragioni di sicurezza. Sembravamo dei piccoli marziani con una grande testa. Anche la maestra l’ha dovuto indossare e faceva ridere.

 

Noi indossiamo i caschi per entrare in galleria

 

Pozzo Sella

 Ormai pronti ci siamo diretti verso la galleria mentre la guida iniziava il suo racconto.

 

Ingresso in galleria

 

Particolare dell'ingresso di Villamarina

L’emozione era tanta e cercavamo di non farci sfuggire nessun particolare. La galleria, intitolata al marchese Villamarina,  vicerè del regno di Sardegna, è scavata a quota 171 metri s. l. m.  e collega i pozzi Vittorio e Sella.

Ha subito catturato la nostra attenzione un antico martello perforatore che funzionava ad aria compressa e veniva utilizzato per realizzare fori nella roccia grazie alla sua punta di carburo al tungsteno, con un movimento di rotazione e percussione. Nel foro poi veniva inserito l’esplosivo che frantumava le rocce permettendo l’ estrazione del minerale. 

Antico martello perforatore

 Proseguendo il nostro viaggio nella galleria siamo arrivati al pozzo Sella, scavato nel 1874, che ospitava le grandi pompe a vapore che risucchiavano le acque sotterranee difendendo così le gallerie dal pericolo di allagamento. 

 

Pozzo Sella - interno

Nello stesso pozzo è situato il maestoso argano provvisto di una grossa fune di acciaio che serviva a trascinare l’ascensore  chiamato gabbia, utilizzato per il trasporto dei minatori.    

Parte superiore dell'argano

Durante la visita abbiamo anche visto un sistema di abbattimento delle rocce con un’armatura di legno e i palchetti di sosta nei quali i minatori lavoravano in condizioni  disagiate.     

Armatura di legno

Durante la visita pensavamo al duro lavoro dei minatori che lavoravano più di 14 ore sottoterra al buio e rischiavano di morire; la vita dei minatori è stata tanto dura: molti sono morti, hanno protestato ottenendo condizioni di lavoro un poco migliori.

Galleria

 

Panoramica delle foto inserite nell’articolo

Questo slideshow richiede JavaScript.